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Un collirio sperimentale per il glioma dell'occhio

Un collirio sperimentale a base di Fattore di Crescita Neuronale (Nerve Growth Factor) potrà forse dare una svolta nel trattamento dell'ipovisione in pazienti affetti da gliomi delle vie ottiche. È quanto emerge da una prima indagine pilota svolta presso la Divisione di Oncologia Pediatrica del Policlinico Gemelli, in collaborazione con l'Istituto di Oftalmologia dell'Università Cattolica e con il Cnr.

Ed è stato proprio un progetto di ricerca su questa sperimentazione presentato dal dottor Andrea Battista (medico presso la Divisione di Oncologia Pediatrica) a vincere a gennaio una delle settantacinque prestigiose borse di studio “Grant 2012” finanziate dalla Fondazione Umberto Veronesi nell'ambito dello Young Investigator Programme, programma di investimento della Fondazione che, attraverso un significativo impegno economico, intende incentivare le ricerche più innovative in ambito medico che hanno come protagonisti giovani ricercatori italiani e stranieri.

Cos'è il glioma delle vie ottiche nel bambino

Anche la Fondazione Veronesi, quindi, ha riconosciuto l'importante valore scientifico della ricerca in corso presso la Divisione di Oncologia Pediatrica del Gemelli. A breve, partirà una nuova e più ampia fase di sperimentazione del collirio che interesserà 24 bambini affetti da glioma delle vie ottiche, un tumore a bassa carica di malignità a livello istologico, ma che per la sua posizione - sul tessuto cerebrale - può diventare aggressivo dal punto di vista clinico, provocando importanti conseguenze tra cui l'insorgenza di severo deficit visivo in questi pazienti.Le vie ottiche possono infatti essere danneggiate dal glioma sia per fenomeni di tipo compressivo che tossico-ischemico, il che produce deficit visivi importanti, fino alla possibilità di perdere totalmente la vista. La metà dei 24 bambini coinvolti nella sperimentazione sono pazienti affetti da Neurofibromatosi di tipo 1, una patologia genetica, a trasmissione autosomica dominante, con una incidenza di circa 1 su 2500-3000 nati vivi, che si associa ad un aumentato rischio di insorgenza di tumori, tra cui gliomi delle vie ottiche.

Come funziona la sperimentazione

La sperimentazione consisterà nella somministrazione del collirio tre volte al giorno. I 24 pazienti saranno divisi in tre gruppi: a un gruppo verrà somministrata una quantità maggiore di collirio (1 mg), a un altro una quantità esigua (0,1 mg) e all'ultimo gruppo un placebo. Questo consentirà all'equipe di ricerca, coordinata dal primario, prof Riccardo Riccardi, di valutare la reale efficacia del collirio. Il grande vantaggio di questa formulazione è la via di somministrazione che risulta essere assolutamente non invasiva ma che allo stesso tempo, attraverso una azione e una diffusione per via locale, garantisce il raggiungimento di concentrazioni adeguate del farmaco a livello del tessuto nervoso bersaglio, minimizzando i rischi ed il disagio per i pazienti arruolati. Lo studio durerà 18 mesi e procederà per cicli di 2-3 settimane di somministrazione, con controlli seriali della acuità visiva e di altri parametri elettrofisiologici a 15-30-90 e 150 giorni. Attraverso l'installazione di questo collirio in bambini affetti da gliomi delle vie ottiche, l'auspicio dei ricercatori è di riuscire a prevenire o rallentare l’insorgenza di deficit visivi e di migliorare l’acuità visiva là dove questi deficit fossero già insorti.

Come si realizza il collirio

La realizzazione del collirio per ora avviene con un processo in grado di garantirne quantità assai esigue. All'interno dei laboratori del Cnr viene estratta la neurotrofina, il principio attivo contenuto nel collirio stesso. L'estrazione avviene dalle ghiandole sottomandibolari murine, ovvero di topi selezionati e controllati. Questo fattore di crescita viene poi purificato e trasformato in un collirio presso i laboratori del Policlinico Gemelli. La peculiarità del collirio è di stimolare la crescita di cellule “buone” sul nervo ottico e garantirne anche la protezione. Se gli esiti della sperimentazione saranno positivi e confermeranno i risultati incoraggianti dell'indagine pilota, l'auspicio è poter produrre il collirio in modo ricombinante, cioè attraverso l'industria farmaceutica in modo che sia disponibile su larga scala.